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Ciao Dianra

Carla ha lasciato Dianra per tornare a Chiaravalle: ecco il racconto della sua partenza, assieme a Pietro e Roberta, dalla Costa d’Avorio.

 

La jeep macina km e km, p. Raphael è alla guida mentre p. Matteo, Pietro e Roberta, nonostante gli scossoni, le buche ed il rumore, sonnecchiano. Io guardo scorrere, affascinata come sempre, il rosso della pista ed il verde della “brousse”, ancora più vivaci dopo la pioggia recente. Mentre sono persa in questa contemplazione una buca, più profonda, mi scuote e realizzo: “Dianra è già a sette ore da qui! E noi siamo diretti ad Abidjan per prendere l’aereo per l’Italia!!!!”

È come aprire una diga, un fiume di volti mi scorrono davanti agli occhi : Christ, Jean Bosco, André, Bienvenuée et Philippe, dei piccolini che ho coccolato e sommerso di baci! E poi Jaqueline, che stringendomi in un abbraccio poderoso sussurra: “Dio è grande, ci rivedremo”. E Catherine a cui per fermare l’emozione dico: “Ci vediamo domattina per la preghiera”. Ange che da giorni, con le lacrime agli occhi ripete: “Non ci posso pensare, mi fa star male”. Yolande, amica dei pensieri intimi : “Aspetto il tuo ritorno”. E poi Rokia, Siaga, Daou,Thérèse, Susanne, Adèle e gli altri… impossibile citarli tutti, ma tutti sono presenti nel mio cuore. Allora gli occhi non riescono a trattenere le lacrime.

Un mare di pensieri ed emozioni si intrecciano: la gioia del ritrovarsi, il piacere di conoscersi, la partecipazione alla dedicazione della chiesa nuova, la condivisione con la delegazione di Senigallia, lo stupore della visita ad Alasso – il villaggio nella “brousse” senza illuminazione, o quella a Yeretiélé, dove i bimbi sono scappati in lacrime perché non avevano mai visto un bianco. L’allegria del matrimonio senufo, il dolore per la mamma morta di parto. L’affetto ricevuto da tanti, da alcune amicizie diventate, nonostante le difficoltà della lingua, così forti da cogliere anche i pensieri inespressi. L’affetto dei bimbi sempre calorosi, che specialmente negli ultimi tempi, avvertendo un cambiamento, mi hanno riempito di baci stringendosi a me. L’affetto dei tanti parrocchiani che sono venuti con doni in natura o personali : Martine, Jules, Emile, Claire…

La malinconia della partenza che quando arrivi è già nell’angolo più profondo della valigia, perché fa parte del viaggio ma che fa male al cuore.

Signore, grazie per il bello ed il buono che hai seminato in me in questo tempo prezioso a Dianra, particolarmente nei giorni intensi, diversi e forti del triduo pasquale, condiviso con tanti fratelli felici della gioia vera e semplice che solo la Fede sa donare. Concedimi di saper testimoniare al ritorno, nel mio quotidiano, quanto ho vissuto, guardando con occhi e cuore nuovi, perché Cristo è risorto!!!

Ciao Dianra!

Il sabato e la domenica del missionario

Pietro Pettinari ci descrive la vita “ordinaria” di un missionario in Costa d’Avorio nei giorni di sabato e domenica. Nella foto la domenica delle Palme a Sononzo.

 

Dal 6 febbraio mi trovo a Dianra, in Costa d’Avorio, presso la missione della Consolata dove vive e svolge il suo servizio mio figlio Matteo, insieme a padre Raphael del Kenya. Fino al mese di novembre 2017 viveva con loro anche padre Manolo, spagnolo, ora assente per malattia. Da domenica 10 marzo è arrivato anche padre Ariel, argentino, che qui ha svolto servizio per più di quattro anni e mezzo, tra il 2007 ed il 2011. Dopo otto anni è ritornato a Dianra per qualche mese.

In genere il sabato si stabilisce che ogni missionario vada a celebrare la messa in un villaggio delle varie parrocchie: Dianra, Dianra Village e Sononzo. Sabato 30 marzo avevano così stabilito: P. Raphael a Dianra, P. Matteo a Dianra Village e P. Ariel a Sononzo. Considerando che la comunità di Sononzo è la più lontana dalla “base” – circa 45 km – e che per andarci si passa per Dianra Village, siamo partiti con una sola macchina. In quel pomeriggio avevano deciso di portare al villaggio dei nonni paterni una bimba nata il 18 marzo e la cui mamma era deceduta poco dopo il parto. Il villaggio in questione, infatti, era situato proprio lungo il tragitto per Dianra Village.

Siamo partiti verso le ore 16.00 e sull’auto eravamo in 8: p. Ariel, p. Matteo, Roberta (moglie di Pietro, NdR) ed io, la bimba, la nonna ed altre due persone della famiglia. Dopo circa 20 minuti siamo arrivati al villaggio della bimba. Siamo scesi tutti dall’auto. Varie persone ci hanno accolto sulla strada e ci hanno fatto accomodare su delle sedie nel cortile della casa poco lontana. Dopo averci offerto dell’acqua ed aver adempiuto ai saluti e riti convenzionali, lasciata la neonata e la famiglia, siamo ripartiti.

Verso le 17.30 siamo arrivati a Dianra Village. P. Ariel è subito ripartito per passare la serata con i giovani di Sononzo e potervi poi restare per la messa domenicale. Io, Roberta e Matteo siamo restati a Dianra Village. Matteo ha dovuto sbrigare degli impegni al dispensario prima di partire in moto per il villaggio di Bébédougou. Poiché tutti e tre non potevamo andare, Matteo mi ha chiesto se volevo andare con lui a fargli compagnia, mentre Roberta sarebbe restata a Dianra Village. Io ho accettato volentieri di accompagnarlo. Il villaggio dove doveva andare si trovava ad una ventina di km. Indossato il casco, ho messo in spalla lo zaino e siamo partiti. Erano le 19.30. Prima di uscire dal villaggio, Matteo ha chiesto ad un giovane che conosce la zona quali fossero le condizioni della strada. Joseph lo ha rassicurato dicendo che era percorribile. Ci ha soltanto raccomandato di fare attenzione in alcuni tratti perché avremmo trovato molta sabbia accumulata… e così siamo ripartiti.

Detto fatto. Poco dopo ci siamo resi conto che la “strada” era in realtà una pista sconnessa con cumuli di sabbia che formavano dei solchi… pista che si snodava attraverso piantagioni di anacardo e di cotone. Nel buio della notte, le luci della moto non facilitavano molto il percorso. Prima di arrivare a destinazione, avremmo dovuto attraversare tre villaggi. Dopo il primo, Pétérikaha, ed il secondo, Chontanakaha, eccoci arrivare al terzo, Nadjokaha, dove ci doveva attendere il catechista Emile. Purtroppo, arrivati al punto di incontro stabilito, non abbiamo trovato nessuno. Matteo ha provato a telefonare, ma non c’era connessione. Nel villaggio, non essendoci l’illuminazione, si vedeva circolare qua e là qualche persona con la pila. Poco più in là, davanti ad una casa, c’erano due bambini dall’apparente età di otto-dieci anni che con dei bastoni battevano dentro un recipiente circolare in legno per frantumare delle granaglie. Più in là, seduti a terra intorno ad una scodella, ve ne erano altri quattro, dai due ai quattro anni, che con le mani stavano mangiando. Ed ecco che si avvicina un giovane, Basile, amico di Emile e membro della piccola comunità cattolica del villaggio. La notizia non è affatto buona: Emile non c’era in quanto era stato chiamato per cercare un bambino in un villaggio vicino, che poi è stato trovato morto in un pozzo…

A questo punto, Matteo decide di continuare senza accompagnamento per raggiungere il villaggio di Bébédougou. Non sapeva dove era il cortile scelto per la celebrazione, ma una volta arrivati al villaggio in questione, si è fermato nella casa del capo villaggio al quale ha chiesto se sapeva dove si sarebbe svolta la celebrazione religiosa. Egli, che si trovava sdraiato su un lettino nella veranda davanti casa, ha riconosciuto Matteo (infatti, proprio pochi mesi fa, il centro sanitario di cui Matteo è responsabile aveva inaugurato una casetta della salute nel suo villaggio…) e gentilmente si è alzato e ci ha accompagnato nel luogo richiesto che era a non più di 50 metri dalla sua abitazione. Giunti sul posto, alcune donne hanno portato delle sedie dove ci hanno fatto accomodare e, secondo la tradizione, ci hanno offerto dell’acqua e chiesto le notizie. Dopo una decina di minuti, abbiamo accompagnato il capo villaggio nella sua abitazione e siamo ritornati indietro. Le donne stavano già preparando per la celebrazione e per la cena. Erano già presenti una decina di persone, ed altre stavano affluendo dai villaggi vicini, chi a piedi e chi su motofurgone. Nel frattempo le donne avevano preparato nel cortile un piccolo tavolo come altare e davanti, in modo circolare, sedie e panche. La messa è iniziata verso le 21.45 e le persone erano più di 50, senza contare quelle alle spalle che osservavano incuriosite. La celebrazione è stata bella perché molto partecipata, con canti e preghiere individuali, anche se – come mi ha detto Matteo – la maggior parte dei partecipanti non erano ancora battezzati. La messa è terminata intorno alle 23.20. Subito le donne hanno portato la cena con grandi recipienti ricolmi di riso ed una tipica salsa verde come condimento. A me e Matteo hanno portato del riso con salsa di pesce e dei pezzi di ignam lessati. In pochi minuti i commensali avevano già mangiato tutto! A questo punto, vista l’ora e la tanta strada da percorrere per raggiungere Dianra Village, Matteo ha chiesto il permesso di ripartire (come usa qui si chiede la strada) e ce lo hanno concesso.

Dopo aver indossato il casco, ho ripreso lo zaino contenente gli arredi per l’altare e siamo partiti. La strada era molto insidiosa a causa della solita gran quantità di sabbia e, pur proseguendo a bassa velocità, ci è voluta tutta l’abilità di Matteo per mantenere l’equilibrio. Più volte ha dovuto mettere i piedi a terra per non cadere, tenendo conto dell’oscurità e delle insidie nascoste dietro ogni curva. La temperatura era gradevole e soffiava un vento leggero. Contrariamente all’andata, nel tragitto di ritorno abbiamo incrociato poche moto e furgonette, anche loro tutte in precario equilibrio. La cosa che mi sorprendeva era che, non essendoci l’illuminazione, ci trovavamo al centro dei villaggi senza neanche accorgercene, anche perché – vista l’ora – non c’erano più persone in giro con la pila. Attraversando il villaggio di Nadjokaha Matteo mi ha indicato il pozzo che i missionari hanno fatto realizzare poiché in quella zona non c’era più acqua. Il punto più vicino per attingere acqua si trovava a 9 km e quindi la gente era obbligata a percorrerne 18 per avere acqua potabile disponibile.

Siamo arrivati a Dianra Village verso mezzanotte e mezzo. E che dire? Per me è stata un’esperienza molto bella, dove ho potuto vedere persone semplici e piene di fede che pregano con tanto fervore. Matteo mi diceva che in questi villaggi il missionario lo vedono due o tre volte l’anno. La domenica si celebra la liturgia della parola con l’aiuto del catechista.

Siamo andati a letto che era l’una passata.

Questa è la giornata del missionario il sabato.

La domenica, poi, il missionario celebra la messa nella sede della parrocchia, dove, dopo la celebrazione, incontra secondo il programma i vari gruppi: giovani, corali, catecumeni, Caritas, catechisti ecc.

Il pranzo della domenica viene offerto al missionario, a turno, da una famiglia della comunità.

Ecco il mio resoconto di un tipico, “ordinario”, fine settimana vissuto dai missionari in questa terra. Il loro sabato e la loro domenica sono davvero giornate intense, che mettono a dura prova anche la loro resistenza fisica, ma che – una volta rientrati dalla missione – li riempono di visibile soddisfazione e tanta gioia per le persone e comunità incontrate e per il servizio svolto.

A piccoli passi

Carla ci racconta cosa è successo a Dianra in preparazione della solennità dell’Annunciazione del Signore. 

L’anima mia magnifica il Signore: stamattina è venuta spontanea dal mio cuore questa lode al Signore, insieme a lacrime di gioia e commozione. Oggi 25 marzo le donne, una ventina, hanno cominciato di buon mattino a pulire la chiesa di Dianra Prefecture e la nuova cappellina dedicata alla Vergine. La cappellina sarà inaugurata stasera con una messa alla quale interverranno anche le parrocchie vicine. 

Finite le pulizie, rimaneva da posizionare la statua di gesso di Maria, che è arrivata via mare dall’Italia, ben custodita in una cassa di legno che l’ha protetta anche nel successivo viaggio su ruote e che aumenta il suo peso, già notevole. Le donne vogliono sistemare la statua, p.Raphael dice di aspettare quando ci sarà qualche uomo, perché è troppo pesante. La trattativa procede per parecchio: alla fine, in un momento in cui il padre si assenta per un altro problema, le donne si fanno coraggio e con grande sforzo, tutte insieme, a piccole tappe trasportano la statua ed arrivano a metterla sul piedistallo della grotta sciogliendosi, dopo la grande fatica, in un canto di gioia!
A questo punto non ho visto più nulla, commossa nel vedere lo sforzo fisico, la determinazione e la fede di queste donne! Sono splendide!

Qui la donna non ha valore, non ha diritti sociali, solo il dovere di sottostare alla volontà della famiglia e del marito. Di fare figli, possibilmente maschi, di allevarli e contemporaneamente di svolgere i lavori domestici e nei campi. Nonostante ciò, sono gioiose ed accoglienti verso gli ospiti, e soprattutto aperte al cambiamento che migliora la loro vita. Per questo partecipano numerose ed attive ai corsi di alfabetizzazione, ai progetti del micro-credito, ai corsi di educazione sanitaria ,alle catechesi ed alle corali, anche se questo comporta un lavoro in più nella loro già intensa giornata, ed a volte vuol dire percorrere tanti km a piedi, magari con il bimbo più piccolo in spalla. 

Sono certa che la loro forza, la volontà di fare e di conoscere, la gioia che le caratterizza sono le qualità per arrivare quanto prima ad una più giusta considerazione della donna nella società.

Carla.

E dopo il racconto, Carla ci manda il video!

Una marea verde

E’ da poco trascorsa la dedicazione della nuova chiesa di Dianra Village. L’abbiamo vissuta qui, nella nostra diocesi, (quasi) come là, in Costa d’Avorio. Carla condivide con noi la sua testimonianza.

Cari amici,

domenica 3 marzo, qui a Dianra, si è data appuntamento una marea di persone verdi! Verdi perché il pagne, e cioè la stoffa scelta per confezionare gli abiti e l’ uniforme, era verde; unica eccezione le corali, per loro il colore era il bianco. Questa marea, venuta con ogni mezzo da villaggi vicini e lontani, aveva percorso anche più di 100 km di pista rossa, calda e polverosa per l’occasione ed oltre al verde era colorata di gioia ed entusiasmo, visibilmente orgogliosa di partecipare alla dedicazione della nuova chiesa.

La dedicazione della nuova chiesa di Dianra Village

Una chiesa bellissima e coloratissima ad immagine della gente che la riempiva, una splendida costruzione dove la simbologia e l’architettura cristiana si fondono con la cultura locale.

All’ingresso centrale, come nelle antiche basiliche, è situato il battistero, proprio per sottolineare la centralità del battesimo per il cristiano – battesimo che è la porta attraverso la quale si entra nella vita nuova in Cristo, nello spazio della salvezza.

Il battistero della chiesa di Dianra Village

All’interno, sulle pareti laterali, sono dipinte scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Ciò, come nei tempi passati, permette anche ai non scolarizzati di conoscere anche visivamente dell’annuncio della fede: è la Bibbia dei poveri!

Alla fine della navata centrale si erge poi l’abside, maestoso e luminoso, dove troneggia il Cristo risorto.

L'abside della nuova chiesa di Dianra Village

Le mie parole non riescono a trasmettere tutto il bello di questa grande opera, ma potete, volendo, trovare tante belle immagini illustrative in questo sito o nella pagina Facebook del Centro Missionario Diocesano di Senigallia.

Mi piace sottolineare la novità e l’importanza di questa bellissima chiesa (scusate se mi ripeto, ma è la verità) in un contesto di grande povertà ed in cui i cristiani sono una esigua minoranza religiosa. Essa è unica nel suo genere, rende visibile la comunità cristiana e con la sua bellezza permette ai fedeli (e a tutti quanti la visiteranno) di alzare lo sguardo verso il Cielo, verso Dio.

Il tutto è ancora più bello perché frutto della comunione e dell’amicizia tra la diocesi di Senigallia (terra d’origine del parroco, il missionario della Consolata padre Matteo Pettinari) e la comunità di Dianra.
La presenza del vescovo Franco, che ha presieduto la celebrazione, e del vescovo emerito don Giuseppe hanno rafforzato e reso ancor più palpabile questo legame.

Tanti, infatti, della nostra diocesi, hanno pregato, sostenuto economicamente e lavorato alacremente in Italia e direttamente qui a Dianra per la costruzione della chiesa, insieme alla comunità.

E domenica, a cominciare dalle autorità civili e religiose, ma anche da molte altre persone, ci sono state parole, gesti simbolici e commoventi di ringraziamento per tutti quelli che in qualsiasi maniera, senza conoscere, senza vedere e da lontano hanno voluto collaborare.

Commovente, per me, è stato vedere che tra quanti ringraziavano molti erano mussulmani.

Dopo il tanto lavoro, l’attesa frenetica della vigilia, la giornata, come tutte le belle cose, è volata in un attimo, ma sicuramente la gioia provata, il ricordo di tanti volti sorridenti e fieri resteranno indelebili nei nostri cuori. Come resterà preziosa la veglia preparatoria che sabato sera si è celebrata quasi in contemporanea nella chiesa di Marina di Montemarciano ed a Dianra Village, espressione di quell’Amore di Dio che ci fa fratelli al di là dei km che ci separano, delle difficoltà linguistiche che, come per incanto, si annullano nella comunione della fede e della preghiera, nel mistero luminoso della fraternità della Chiesa… quella di pietre vive!

Ciao a tutti!
Carla Paccoia

Un lungo cammino

Un lungo cammino di comunione e fratellanza ha portato alla costruzione della nuova chiesa di Dianra Village, in Costa d’Avorio, ed alla sua dedicazione del 3 marzo 2019.

Se vuoi saperne di più:

In viaggio verso Dianra

Il nostro vescovo Franco ci parla del prossimo viaggio a Dianra, in Costa d’Avorio, in occasione della dedicazione della nuova Chiesa parrocchiale.

L’imminente viaggio, mio con il Vescovo Giuseppe e alcune persone, a Dianra, in Costa d’Avorio, ha una ragione precisa e dice un legame forte tra la nostra Chiesa diocesana e padre Matteo Pettinari, con la sua comunità. La ragione è la dedicazione della nuova chiesa parrocchiale a Dianra Village. Per la comunità di Dianra la nuova chiesa, bella e accogliente, è la realizzazione di un sogno, a cui ha contribuito anche la nostra chiesa di Senigallia,  con un sostegno economico da parte di diverse persone e con la partecipazione ai lavori di costruzione e all’arredamento liturgico della chiesa.

L‘aver contribuito al compimento del sogno della comunità parrocchiale di Dianra ha reso ancora più forte e intenso il legame di fraternità e di amicizia con padre Matteo e con la sua comunità. Un legame da cui trae beneficio la nostra chiesa diocesana, perché le consente di non restare chiusa in se stessa, ripiegata sui propri problemi, ma di tenere occhi bene aperti e cuore disponibile su persone che hanno bisogno di tanta e concreta solidarietà.

Con questo viaggio desideriamo esprimere alla comunità di Dianra il nostro apprezzamento per la costruzione di una chiesa che ha visto il coinvolgimento di tante persone di quella comunità, vogliamo dire la nostra gioia per il legame che ci unisce e assicurare la nostra disponibilità a condividere con loro, per quanto possibile, il cammino della Chiesa, che, pur in contesti e luoghi diversi, resta sempre lo stesso.

Anche se siamo in pochi ad andare a Dianra, desidero portare con me in quel luogo la nostra chiesa diocesana. Per questo chiedo a tutte le comunità di accompagnarci con la preghiera, non solo perché tutto proceda bene, ma anche e, soprattutto, perché questo viaggio rappresenti per la comunità di Dianra e per la Chiesa di Senigallia un’occasione per crescere nel comune desiderio di essere testimoni, nei nostri territori, del Vangelo di Gesù e per confermare il legame di comunione e amicizia che già ci fa tanto bene.

✝ Franco

Un legame sempre vivo

Amicizia, sostegno, condivisione.

Ecco in tre parole racchiuso il senso del legame tra le comunità di Dianra, in Costa d’Avorio, e di Senigallia.

Un rapporto a distanza che negli anni si è reso sempre più forte, da quando padre Matteo Pettinari, missionario della Consolata originario di Monte San Vito, è arrivato a Dianra fino ad oggi, grazie ai viaggi intrapresi da giovani ed adulti della nostra diocesi, grazie alla costante condivisione di come vanno le cose e grazie al sostegno morale ed economico che è stato offerto.

Oggi la storia di questo legame vive una tappa importante perché è finalmente giunta al termine la realizzazione di una nuova grande chiesa a Dianra Village. Un progetto, questo, nato inizialmente nel cuore dei fedeli di Dianra, accolto dai padri missionari, approvato dal loro vescovo diocesano e realizzatosi infine grazie al contributo spirituale, tecnico, economico ed artistico di tante persone, di entrambe le comunità di Dianra e di Senigallia.

Il prossimo 3 marzo, dopo quasi 3 anni di cantiere, questa chiesa verrà inaugurata, alla presenza anche di un piccolo gruppo di fedeli della nostra diocesi, accompagnato dal vescovo Franco Manenti e dal vescovo emerito Giuseppe Orlandoni. Sarà festa grande, un sogno che si realizza e prende il via in un villaggio che ha tanto desiderato avere una propria chiesa accogliente, viva e costruita col sudore delle proprie mani.

Il cammino che ha portato dall’idea iniziale di chiesa alla sua completa edificazione è stato lungo, bello sì, ma anche faticoso, un cammino fatto di piccoli passi, sorprese, incontri inaspettati, provvidenza e vita offerta gratuitamente: non possiamo allora non gioire noi con loro per questo bel traguardo raggiunto! Siamo tutti invitati a partecipare ai due eventi organizzati il 21 febbraio a Corinaldo e il 2 marzo a Marina di Montemarciano per sentirci loro vicini ed in comunione.

La comunità di Dianra oggi ci dona un segno grande: in Cristo c’è una vita che scorre forte e dinamica, e chi si abbandona fiducioso al muoversi di questa vita vedrà realizzarsi davanti ai suoi occhi grandi cose!

Progetti CMD: lotta alla malnutrizione

A partire da questo anno pastorale abbiamo deciso, come Centro Missionario Diocesano, di seguire e sostenere direttamente alcuni progetti di cooperazione con le realtà missionarie che meglio conosciamo. Di tali progetti vogliamo rendere ben visibile l’intero ciclo di vita con aggiornamenti e rendiconti periodici.

Il primo progetto scelto e finanziato in questo ambito è “Formazione del personale sanitario del Centre de Santé per migliorare le attività di lotta alla malnutrizione”. Si tratta di un piccolo progetto nato nel Nord della Costa D’Avorio, dove vive e opera il nostro padre Matteo Pettinari.

A Dianra Village sorge, gestito dai Missionari della Consolata, il centro sanitario “Joseph Allamano”, a cui sono affidati a livello sanitario 11 villaggi. “Desidero e mi impegnerò”, spiega padre Matteo, “affinchè i nostri operatori sanitari ricevano una formazione specifica sulla malnutrizione perché da questa dipende la professionalità, l’efficacia e la qualità del servizio reso alla popolazione malnutrita dell’area sanitaria di nostra competenza”.

Avere un personale sanitario formato, affiatato e motivato permette di visitare regolarmente la popolazione, di sensibilizzare attraverso campagne di prevenzione e assicurare vaccini e consultazioni prenatali. Farsi prossimi alla popolazione è un lungo e delicato percorso fatto dai missionari. Ciò significa approcciarsi giorno dopo giorno con gradualità, con rispetto delle differenze e con un incessante desiderio di scoprire ciò che ci accomuna.

Tutte le informazioni sul progetto sono disponibili a questo link.

Formarsi per partire

Il CMD di Senigallia organizza anche per l’anno 2019 un percorso di formazione missionaria rivolto ai giovani disposti a lasciare casa e amici per un servizio pieno ai fratelli. Per qualche tempo… o per sempre! Lo scopo principale è dare la possibilità, a chi lo desidera, di andare in missione «preparato» ed accompagnato. È importante infatti non viaggiare solo sulle ali dell’entusiasmo.

Il percorso ha come scopo essenziale quello di far vivere ai partecipanti un’esperienza che li prepari a vivere l’incontro con altre culture, popolazioni e religioni, come un’opportunità di crescita nella fede e quindi come dono nella vita.

Il CMD propone un itinerario di appuntamenti, a partire da venerdì 25 gennaio, che invita i giovani a vivere l’esperienza di viaggio con lo stile dei “pellegrini”. Pellegrini che insieme percorrono una strada, incontrano, condividono, ascoltano, rispettano, sono attenti alla “manifestazione” di Dio nella storia di altre comunità e popoli.

Trovi tutte le informazioni necessarie qui.

Una chiesa di pietre vive

Il nostro caro Padre Matteo Pettinari ci scrive dalla missione di Dianra, in Costa d’Avorio. Come sempre lo leggiamo con grande gioia.

 

Carissimi tutti, buongiorno!

Vi scrivo oggi da Dianra, dove stiamo vivendo un bellissimo tempo di formazione con i nostri catechisti sulla celebrazione della fede e sulla bellezza di vivere la liturgia. Forse non c’era clima più adatto per condividere con voi la bellissima notizia che abbiamo da qualche settimana, ma che solo negli ultimi giorni diventa sempre più certa e ufficiale. Si tratta della conferma della data della consacrazione della nuova chiesa parrocchiale di Dianra Village!

Chiesa che, più che essere un edificio o una struttura – per quanto bella – è segno visibile e luminoso di ben altro! E cioè delle pietre vive che siamo noi e voi, della comunione che ci lega in Cristo. Una comunione di diversità che è diventata ricchezza. Una comunione che è un abbraccio in cui ogni differenza diventa tessera di un mosaico magnifico, che si riflette nel mondo e nel cuore della nostra vita, della storia e delle culture che ci accolgono qui a Dianra, un segno vivo dell’amore di Dio…

Desidero quindi dirvi, con molto stupore e gratitudine, che domenica 3 marzo, ultima domenica prima del mercoledì delle ceneri, avremo la gioia di consacrare questa chiesa frutto di anni di condivisione e di cammino, di lavoro e di fatica, di gioie, lacrime e vita condivisa anche con tutti voi.

Grazie ancora per il vostro sostegno e per questo Filo d’Oro di amicizia che ci lega e che fa di noi una grande famiglia, la famiglia di Dio.

Vi mando un grande abbraccio, in comunione con Raphael e tutti i catechisti che vi salutano e con cui viviamo questo bel tempo di fraternità e di formazione. Sono proprio loro, i nostri catechisti, coloro che più capiscono e godono del dono di cui parliamo… e che ne sono infinitamente grati. La loro è davvero una vita fatta liturgia, fatta dono e offerta in tutto ciò che sono e fanno: genitori e sposi/e, contadini e uomini/donne che quotidianamente vivono di un lavoro spesso ingrato e duro, persone che sanno lasciare casa e famiglia semplicemente per condividere il dono della Fede e della Parola con chi ancora non conosce Cristo ogni domenica. Sono i nostri maestri di vita e di fede.

A presto!

 

P.S.

Volevo condividere con voi anche l’esperienza molto bella di sabato scorso. Infatti con Emmanuel Korona – un catechista della parrocchia di Dianra Village – ci siamo recati nel pomeriggio in un villaggio particolarmente sperduto ed isolato, inerpicandoci con la nostra Land Cruiser in una strada molto difficile e distrutta dalle abbondanti piogge di quest’anno – villaggio che si chiama Léyériguékaha e che si trova 10 km più isolato dall’ultimo villaggio sulla strada finora da noi battuta per le celebrazioni (e c’è da dire che anche quest’ultimo villaggio, Bébédougou, è a 18 km da Dianra Village su una strada già difficile).

La ragione di questa visita pomeridiana e notturna era che domenica 4 novembre le comunità con cui Emmanuel celebra avevano ricevuto, per la prima volta, una decina di persone che si avvicinavano alla fede e che desideravano – come si dice qui – “pregare con loro”. Domenica 11 novembre, siccome per la seconda volta queste persone si erano presentate facendo a piedi o in moto vari km per arrivare nel luogo dove lui celebrava la Parola, mi ha detto con gioia : “Padre, abbiamo una decina di nuovi “simpatizzanti”! Perché non andiamo a incoraggiarli con tutti i cristiani dei villaggi limitrofi nel loro villaggio?”. Ed è così che sabato sera, con il catechista Emmanuel, alcuni membri della corale di Dianra Village ed altri cristiani delle comunità a cui si erano riuniti per tre settimane i nuovi arrivati, siamo partiti… ed è stata una gioia indicibile, una commozione grande ed un dono immenso – quelle gioie e consolazioni che solo la vita missionaria può regalare!

Per la prima volta, fin dalla creazione del mondo, a Léyériguékaha è stata celebrata l’Eucaristia e, proprio dono della Provvidenza, il tutto è avvenuto la veglia della festa di Cristo Re!

Per me è stata una grande emozione annunciare ufficialmente per la prima volta, proprio a Léyériguékaha, nella periferia della periferia della nostra comunità parrocchiale, la data del 3 marzo, data della consacrazione della nuova chiesa. Come è stato meraviglioso anche mostrare loro in anteprima assoluta il tessuto che sarà l’uniforme della festa con il disegno della chiesa. Per chi non lo sapesse, qua è tipico che per ogni festa ci sia un’uniforme. E siccome questa è una festa particolare, il tessuto con cui ciascuno poi cucirà il proprio abito (la propria camicia, la propria veste, i propri pantaloni o la propria gonna) l’abbiamo confezionato noi (con l’aiuto prezioso ed indispensabile di alcuni di voi!). Che bello era sabato notte, illuminati dalla gioia della regalità di Cristo che celebravamo – Cristo che regna a partire dagli ultimi, negli ultimi e con gli ultimi essendo lui il primo di loro – mostrare questo tessuto e vederlo acclamato, applaudito, atteso.

Scusate la lunghezza, ma volevo farvi partecipi della mia gioia. Che è anche la vostra.

Vi abbraccio forte!

Padre Matteo Pettinari

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Il pieghevole della dedicazione – seconda parte

Il pieghevole della dedicazione della nuova Chiesa di Dianra Village – seconda parte

Il pieghevole della dedicazione – prima parte

Il pieghevole della dedicazione della nuova Chiesa di Dianra Village – prima parte