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Formarsi per partire

Il CMD di Senigallia organizza anche per l’anno 2019 un percorso di formazione missionaria rivolto ai giovani disposti a lasciare casa e amici per un servizio pieno ai fratelli. Per qualche tempo… o per sempre! Lo scopo principale è dare la possibilità, a chi lo desidera, di andare in missione «preparato» ed accompagnato. È importante infatti non viaggiare solo sulle ali dell’entusiasmo.

Il percorso ha come scopo essenziale quello di far vivere ai partecipanti un’esperienza che li prepari a vivere l’incontro con altre culture, popolazioni e religioni, come un’opportunità di crescita nella fede e quindi come dono nella vita.

Il CMD propone un itinerario di appuntamenti, a partire da venerdì 25 gennaio, che invita i giovani a vivere l’esperienza di viaggio con lo stile dei “pellegrini”. Pellegrini che insieme percorrono una strada, incontrano, condividono, ascoltano, rispettano, sono attenti alla “manifestazione” di Dio nella storia di altre comunità e popoli.

Trovi tutte le informazioni necessarie qui.

Una chiesa di pietre vive

Il nostro caro Padre Matteo Pettinari ci scrive dalla missione di Dianra, in Costa d’Avorio. Come sempre lo leggiamo con grande gioia.

 

Carissimi tutti, buongiorno!

Vi scrivo oggi da Dianra, dove stiamo vivendo un bellissimo tempo di formazione con i nostri catechisti sulla celebrazione della fede e sulla bellezza di vivere la liturgia. Forse non c’era clima più adatto per condividere con voi la bellissima notizia che abbiamo da qualche settimana, ma che solo negli ultimi giorni diventa sempre più certa e ufficiale. Si tratta della conferma della data della consacrazione della nuova chiesa parrocchiale di Dianra Village!

Chiesa che, più che essere un edificio o una struttura – per quanto bella – è segno visibile e luminoso di ben altro! E cioè delle pietre vive che siamo noi e voi, della comunione che ci lega in Cristo. Una comunione di diversità che è diventata ricchezza. Una comunione che è un abbraccio in cui ogni differenza diventa tessera di un mosaico magnifico, che si riflette nel mondo e nel cuore della nostra vita, della storia e delle culture che ci accolgono qui a Dianra, un segno vivo dell’amore di Dio…

Desidero quindi dirvi, con molto stupore e gratitudine, che domenica 3 marzo, ultima domenica prima del mercoledì delle ceneri, avremo la gioia di consacrare questa chiesa frutto di anni di condivisione e di cammino, di lavoro e di fatica, di gioie, lacrime e vita condivisa anche con tutti voi.

Grazie ancora per il vostro sostegno e per questo Filo d’Oro di amicizia che ci lega e che fa di noi una grande famiglia, la famiglia di Dio.

Vi mando un grande abbraccio, in comunione con Raphael e tutti i catechisti che vi salutano e con cui viviamo questo bel tempo di fraternità e di formazione. Sono proprio loro, i nostri catechisti, coloro che più capiscono e godono del dono di cui parliamo… e che ne sono infinitamente grati. La loro è davvero una vita fatta liturgia, fatta dono e offerta in tutto ciò che sono e fanno: genitori e sposi/e, contadini e uomini/donne che quotidianamente vivono di un lavoro spesso ingrato e duro, persone che sanno lasciare casa e famiglia semplicemente per condividere il dono della Fede e della Parola con chi ancora non conosce Cristo ogni domenica. Sono i nostri maestri di vita e di fede.

A presto!

 

P.S.

Volevo condividere con voi anche l’esperienza molto bella di sabato scorso. Infatti con Emmanuel Korona – un catechista della parrocchia di Dianra Village – ci siamo recati nel pomeriggio in un villaggio particolarmente sperduto ed isolato, inerpicandoci con la nostra Land Cruiser in una strada molto difficile e distrutta dalle abbondanti piogge di quest’anno – villaggio che si chiama Léyériguékaha e che si trova 10 km più isolato dall’ultimo villaggio sulla strada finora da noi battuta per le celebrazioni (e c’è da dire che anche quest’ultimo villaggio, Bébédougou, è a 18 km da Dianra Village su una strada già difficile).

La ragione di questa visita pomeridiana e notturna era che domenica 4 novembre le comunità con cui Emmanuel celebra avevano ricevuto, per la prima volta, una decina di persone che si avvicinavano alla fede e che desideravano – come si dice qui – “pregare con loro”. Domenica 11 novembre, siccome per la seconda volta queste persone si erano presentate facendo a piedi o in moto vari km per arrivare nel luogo dove lui celebrava la Parola, mi ha detto con gioia : “Padre, abbiamo una decina di nuovi “simpatizzanti”! Perché non andiamo a incoraggiarli con tutti i cristiani dei villaggi limitrofi nel loro villaggio?”. Ed è così che sabato sera, con il catechista Emmanuel, alcuni membri della corale di Dianra Village ed altri cristiani delle comunità a cui si erano riuniti per tre settimane i nuovi arrivati, siamo partiti… ed è stata una gioia indicibile, una commozione grande ed un dono immenso – quelle gioie e consolazioni che solo la vita missionaria può regalare!

Per la prima volta, fin dalla creazione del mondo, a Léyériguékaha è stata celebrata l’Eucaristia e, proprio dono della Provvidenza, il tutto è avvenuto la veglia della festa di Cristo Re!

Per me è stata una grande emozione annunciare ufficialmente per la prima volta, proprio a Léyériguékaha, nella periferia della periferia della nostra comunità parrocchiale, la data del 3 marzo, data della consacrazione della nuova chiesa. Come è stato meraviglioso anche mostrare loro in anteprima assoluta il tessuto che sarà l’uniforme della festa con il disegno della chiesa. Per chi non lo sapesse, qua è tipico che per ogni festa ci sia un’uniforme. E siccome questa è una festa particolare, il tessuto con cui ciascuno poi cucirà il proprio abito (la propria camicia, la propria veste, i propri pantaloni o la propria gonna) l’abbiamo confezionato noi (con l’aiuto prezioso ed indispensabile di alcuni di voi!). Che bello era sabato notte, illuminati dalla gioia della regalità di Cristo che celebravamo – Cristo che regna a partire dagli ultimi, negli ultimi e con gli ultimi essendo lui il primo di loro – mostrare questo tessuto e vederlo acclamato, applaudito, atteso.

Scusate la lunghezza, ma volevo farvi partecipi della mia gioia. Che è anche la vostra.

Vi abbraccio forte!

Padre Matteo Pettinari

Lasciare Dianra

La nostra Carla, dopo sei mesi, sta per salutare la missione di Dianra. Ecco cosa ci scrive.

 

Il mio permesso di soggiorno sta per scadere: ancora pochi giorni e dovrò rientrare in Italia.

Difficile spiegare come questa terra, queste persone e questa missione mi siano entrati nel cuore, ma qui da subito mi sono sentita a casa ed i giorni trascorsi non hanno un inizio ed una fine, ma solo il presente. Un presente fatto di semplicità, nessun grande progetto ma la condivisione della vita quotidiana con la fatica del lavoro e degli spostamenti difficili per la pista impraticabile, con la gioia delle nascite e la sofferenza delle perdite.

Domenica con Padre Matteo siamo andati a Sonozo in moto per celebrare la messa: un’ora di pista tremenda (la jeep ci aveva lasciato a piedi), ma che mi ha permesso di salutare la comunità che per prima a giugno mi aveva dato il benvenuto, il Fotamana.

Oggi (9 novembre, ndr) Padre Raphael è partito per un corso di formazione a Sago, nel sud della Costa d’Avorio, e così la fraternità che mi ha accolta, accettata ed accompagnata con affetto in questi mesi si è sciolta.

Quanti bei momenti: la recita delle lodi sul fare del giorno, ancora assonnati, e poi la messa. Il profumo del caffè, le chiacchiere della colazione. Poi gli impegni e la giornata scanditi dal ritmo della preghiera. I fine settimana, dal sabato fino alla domenica pomeriggio, nei villaggi per celebrare i sacramenti, conoscere i bimbi nuovi, visitare i malati e condividere alla luce delle pile cibo e alloggio. Infine il piacere di ritrovarsi la domenica sera stanchissimi attorno alla tavola, ma con la voglia del racconto, della condivisione.

Padre Raphael e Padre Matteo, i due giovani missionari di Dianra (hanno l’età dei miei figli), sono veramente splendidi: nonostante tutto il loro lavoro hanno detto sì al mio desiderio di fare un’esperienza lunga di missione.

Fatto nuovo per loro e per me, ma, passati i primi momenti di adattamento e conoscenza, giorno dopo giorno si è creato un piacevole clima familiare, direi di madre e figli, fatto di tante piccole attenzioni gli uni per gli altri.

Ed ora siamo arrivati al momento difficile della partenza. Ogni partenza è uno strappo, una ferita, un taglio netto. Io spero di lasciare qui il frutto del mio cammino personale, le tante piccole e grandi cose che pesavano sulle mie spalle, e di partire con le valigie ed il cuore pieni di quell’amore di Cristo che ho ricevuto centuplicato, in confronto a quello che io ho donato, da tutti i padri missionari, dalle mamme, dai papà e soprattutto dai tanti bimbi che felici ti sorridono e ti abbracciano forte forte forte. In questo abbraccio c’è tutto il valore del mio tempo in missione: accogliere e donare Amore, riflesso dell’Amore di Dio. La missione va vissuta ovunque viviamo, nella famiglia e nel lavoro, ma forse a volte per rendersene conto dobbiamo lasciare per un po’ le nostre comodità e le nostre certezze e tornare a guardare il tutto con occhi più semplici.

Ciao a tutti!

Carla.

Il Vangelo è per tutti

Proponiamo l’intervista di “La Voce Misena” a Padre Matteo Pettinari: una forte testimonianza di cosa significa oggi vivere la missione, ovunque ci troviamo, legati tra noi e con il Signore.

Il mese missionario ci fa visitare il mondo seguendo uomini e donne che non hanno avuto paura di lasciare tutto per annunciare il Vangelo fino agli estremi confini della Terra. Tra questi innamorati del Signore Gesù c’è Padre Matteo Pettinari, missionario della Consolata originario di Monte San Vito, che vive a Dianra, nel nord della Costa d’Avorio. Ha mille cose da fare, ma ha trovato un po’ di tempo per rispondere alle nostre domande.

‘Giovani per il Vangelo’, il tema della giornata di quest’anno: cosa significa e soprattutto che stile missionario chiede alle nostre chiese?

Il Vangelo è freschezza e novità di vita. Il Vangelo è una grazia di rinnovamento e di pienezza… parole e realtà che non possono non far pensare ai giovani! Quando un giovane si lascia toccare e provocare, rinnovare ed anche spiazzare dal Vangelo non può che diventare lui stesso vangelo vivente. L’inevitabile sorte di chiunque l’abbia gustato in profondità è diventare lui stesso un’occasione perché quella pienezza e quella gioia trasformi e incontri altre vite. Certamente le prime a doversi lasciar convertire dal Vangelo sono proprio le nostre comunità cristiane che dovrebbero ritrovare la semplicità e l’essenziale della fede, lasciando che il respiro dello Spirito Santo – lo Spirito del Nazzareno – possa anche rompere tutto ciò che rallenta, sfigura e cerca di intrappolare la novità del Vangelo di Cristo. È triste dover constatare che, a volte, il grande assente delle nostre assemblee e liturgie, dei nostri progetti pastorali e delle nostre realtà associative e parrocchiali sia proprio lui, il Vangelo. A volte sembra che per incontrare il Vangelo bisogna allontanarsi dalle nostre strutture. Ecco, credo che questa è la conversione che lo slogan “giovani per il Vangelo” ci chiede. Una conversione che parte da questa domanda: è il Vangelo di casa nelle nostre chiese?

La missionarietà è la stessa in ogni epoca, oppure c’è qualcosa di peculiare che caratterizza la missione in questo tempo?

La prima cosa che vorrei condividere e gridare è questa: la missione non la si capisce mai, la missione la si vive!

Parlando in modo particolare della ‘missione ad gentes’, c’è da dire che è la forma di tutta l’azione pastorale della chiesa, il paradigma del suo anelito più profondo, il perché della sua esistenza: la chiesa esiste per chi chiesa non è (ancora). Parafrasando il nostro fondatore, il Beato Giuseppe Allamano che diceva a noi missionari: “Voi siete per i non cristiani”, potremmo dire che tutta la chiesa esiste, respira e vive per loro. Credo che la prima conversione che ci chieda la ‘missione ad gentes’ in quanto Chiesa – in ogni luogo, in ogni ambito, in ogni situazione ed in ogni realtà parrocchiale associativa – è proprio questa: renderci conto che la ragion d’essere della nostra esistenza, il nostro baricentro non siamo noi, non è dentro le nostre strutture e le nostre dinamiche ad intra ma fuori, dove il Vangelo non è amato o non è conosciuto o è rifiutato. In quanto chiesa esistiamo per intercettare – con il nostro amore, la nostra testimonianza ed il nostro desiderio di incontrare tutti – proprio queste situazioni e precisamente a partire da coloro che sembrano non avere avuto mai avuto o non ancora o non più il bisogno di Cristo.

Ecco, credo che la missionarietà – quella che ci coinvolge tutti in quanto battezzati e discepoli di Cristo, in quanto (almeno parzialmente) evangelizzati (!) – sia proprio questo: renderci conto che,  come Cristo noi esistiamo per la vita e la salvezza del mondo che coincidono con la gloria del Padre. Missionarietà è quindi vivere sbilanciati, vivere bruciando ad ogni passo un po’ di più quell’egoismo che ci portiamo tutti dentro – personalmente e come chiesa. Missionarietà è questo desiderio di rompere barriere, abbattere frontiere, culturali, politiche, sociali e religiose e seminare la potenza e la bellezza del Vangelo in ogni ambito della vita, con umiltà, discrezione, tenacia, perseveranza e infinita  pazienza. Missionarietà è accogliere lo stile di Maria, donna feriale di Nazareth, donna mischiata a tutte le altre, donna che in niente era diversa dalle altre se non per quella relazione specialissima, personalissima, profondissima con il figlio suo, Gesù di Nazareth, Salvatore di tutti.

Finisco, quindi, immaginando e sognando con voi due coordinate per me essenziali della missionarietà oggi: una relazione intima, profonda, contemplativa e personalissima con Gesù di Nazareth accolto come Signore, amico fratello e Salvatore di tutti e la capacità di mischiarsi e confondersi, nascondersi e perdersi come lievito che feconda e trasforma ogni realtà della nostra vita ed ogni ambito della società.

Laura Mandolini.

Da “La Voce Misena” dell’11 Ottobre 2018.

Sulle Strade del Mondo 2018

A Mondolfo, domenica 7 ottobre, Riccardo, Gioele, Martina, Giada, Pietro, Luca e Jessica hanno condiviso la loro esperienza di missione in Brasile, India, Costa d’Avorio, Argentina e Cile.

Riviviamo le loro testimonianze nel video dell’incontro.

 

Una giornata in missione

Una “ordinaria” giornata di missione: potremmo forse definire così la giornata che dalla Costa d’Avorio condivide con noi Carla. Certo è che di ordinario per le nostre (comode) abitudini c’è ben poco.

 

La nostra giornata inizia con la sveglia alle 4:30: si va a Bouake, e ci aspettano 4 ore circa di strada, tra pista ed asfalto. Ma, ancora in piena notte, troviamo la strada sommersa dall’acqua (diluvia dalla sera prima) ed ostruita da un albero caduto. Con difficoltà ripartiamo, ma insieme al sole arriva un altro problema: rimaniamo impantanati in una piscina, e solo dopo un’ora i viaggiatori di un pulmino ci aiutano a riprendere il viaggio.

 

 

Arriviamo a Bouake con 1:30 circa di ritardo, carichiamo i medicinali e facciamo spesa. Dopo tutti gli acquisti nella Toyota non entra più nemmeno uno spillo.

 

 

Ripartiamo alle 19, quando è già notte fonda, andando piano perché il carico è tanto e prezioso. Lungo la strada soccorriamo un anziano caduto dalla bicicletta (incosciente e sanguinante), poi troviamo un mezzo per trasportarlo ad un centro sanitario (per fortuna non lontano).

C’è ancora tanta, troppa strada: decidiamo di dormire alla missione di Marandallah. Cena, messa e finalmente un letto, dove riposare prima di ripartire per Dianra.

Un saluto da Dianra

Carla Paccoia, nostra cara amica dell’equipe del Centro Missionario di Senigallia, ci invia un saluto all’arrivo a Dianra, in Costa d’Avorio, dove è tornata per trascorrere qualche mese nella missione di Padre Matteo Pettinari.

 

Carissimi e carissime tutti,

dopo ore di volo, km di jeep su strada e su pista di terra rossa, sotto un diluvio d’acqua, tuoni e fulmini (ma qui erano felici perché l’acqua mancava da novembre ed io che l’ho portata sono una benedizione!), sono finalmente arrivata e ritornata a Dianra, nel nord della Costa d’Avorio, nella missione affidata alla Consolata, dove vive il nostro Matteo Pettinari.

Con gioia ho rivisto persone e luoghi a me molto cari che mi sono entrati nel cuore fin dal primo giorno dell’ agosto di due anni fa. L’affetto ricevuto ed il sorriso dei bimbi hanno subito cancellato la fatica del viaggio.

Adesso mi sto inserendo nelle varie, quotidiane attività della missione con il mio francese scolastico che migliora lentamente e con la certezza di vedere ogni giorno, nella vita e nell’opera dei missionari, la costante tenerezza di Dio verso i nostri fratelli africani.

Sento il vostro sostegno e so di essere qui anche a nome vostro. Continuate ad accompagnare i miei passi con la vostra preghiera.

A presto, Carla.

Un pezzetto di Dianra qui con noi

Dal 25 Febbraio al 15 Aprile abbiamo avuto la fortuna di avere nostro ospite Patrice Kouman Kouadio, dal villaggio di Dianra in Costa d’Avorio, parrocchiano di padre Matteo Pettinari nonché catechista e membro attivo nella realtà locale. E’ venuto in Italia per via di un occhio gravemente malato e lo scorso 6 marzo è stato operato nell’ospedale di Torrette di Ancona. Tutto è andato bene.

Ospite in casa Pettinari, dai genitori e zii di p. Matteo, in questo breve periodo di tempo qui ha avuto modo di assaporare e conoscere un po’ di quell’Italia di cui prima aveva solo sentito parlare.

Patrice, 54 anni, sposato, con sei figli, è un uomo davvero in gamba: lavora nell’ Ivoire Coton (fabbrica del cotone di Dianra), si è sempre impegnato in parrocchia, come catechista e membro di una comunità di base, ma non solo. L’abbiamo conosciuto e incontrato in questi giorni tra Chiaravalle, Monte San Vito e Senigallia, nelle parrocchie dove è stato invitato e nelle case di chi lo ha accolto anche solo per due parole o un pasto insieme. Averlo tra noi è stata una splendida occasione per conoscere più da vicino la realtà di Dianra e anche per conoscere meglio noi stessi, guardandoci attraverso lo sguardo limpido di Patrice. -Siamo come il giorno e la notte- ha detto più volte, riguardo a quanto siano diverse le nostre case, le nostre abitudini, le nostre vite… Ma l’Italia -c’est très jolie!- Ai suoi occhi tanto, di ciò che abbiamo, è bello: il paesaggio naturale, il cibo, l’asfalto che ci fa raggiungere facilmente le persone, la varietà di piante e fiori, l’accoglienza che ci caratterizza.

Mentre camminiamo insieme tra le vie del centro storico di Senigallia, noto che la Rocca Roveresca, il foro Annonario, le varie piazze e fontane non l’hanno conquistato. Osserva però con attenzione le vetrine di tanti negozi e nel suo volto leggo insieme stupore e disagio. Gli chiedo allora: -Patrice, cosa pensi?

-Tutto questo è opera dell’uomo. Il mare, invece, è opera di Dio: è per questo che è più bello.-

Ci dirigiamo poi verso il Duomo e lì entriamo. Questo luogo sì, gli è piaciuto molto: -Ogni chiesa è bella!- e lo dice a me che invece tante volte trovo certe chiese più buie e brutte di altre e lì mi fermo col mio giudizio, come se una bella preghiera dipendesse da una bella chiesa. Certo, il luogo e l’arte aiutano in questo, ma oggi Patrice m’insegna che ciò che conta è solo l’animo.

Grazie Patrice di aver camminato un po’ con noi, ci hai ricordato quanto le nostre vite siano ricche di possibilità e ricchezze, ci hai portato il tuo esempio di semplicità e umiltà e ci hai dato modo di vedere la realtà con un paio d’occhiali un peu different.

Chi l’avrebbe mai detto: un ivoriano con problemi di vista che ci mostra come VEDERE le cose! 😉

A presto, à bientôt!

Giorgia, Donatella e Carla del CMD di Senigallia

La chiesa più grande

Gioele e Martina hanno vissuto le vacanze di Natale a Dianra, Costa d’Avorio, nelle comunità parrocchiali di padre Matteo.

Le vacanze di Natale quest’anno sono passate ancora più velocemente del solito, sarà che in Africa, in Costa d’Avorio più precisamente, il tempo scorre in un modo tutto suo. Io e Martina abbiamo ricevuto questo grande dono: di poter condividere la vita di ogni giorno con la gente del posto. Niente di più semplice e arricchente allo stesso tempo!
Solo svuotandoci di noi stessi, delle nostre regole, delle nostre idee e delle nostre tradizioni siamo stati in grado di farci accogliere. E proprio lì una volta svuotati abbiamo incontrato gli ivoriani, la loro accoglienza, il loro modo di celebrare il natale e le altre feste, i loro cibi e a volte anche le loro sofferenze. Siamo stati per circa un mese tra la polvere rossa dei villaggi del nord passando spesso da Dianra a Dianra Village, fino ad arrivare a volte anche nei più distanti, ma magici villaggi di Marandallah e Sonozo.

La parrocchia di Dianra è stato il nostro “campo base” o qualcosa di più simile ad una seconda casa, in cui siamo stati accolti con amore materno da tutti i parrocchiani. È qui che abbiamo festeggiato il Natale e avuto modo di visitare le persone nelle loro case nell’intimità della sera, sperimentando ancora una volta quella dolce accoglienza.

Un’altra seconda casa e luogo di mille meraviglie è stata per noi la nuova chiesa in costruzione di Dianra Village. È forse questo il luogo in cui ho lasciato una grande parte del mio cuore. Nel nostro piccolo abbiamo contribuito alle
decorazione della nuova chiesa, aiutando il piastrellista Abù nel posizionamento del mosaico all’ingresso della navata centrale. Ciò che mi ha particolarmente colpito del tempo passato nella nuova chiesa è che la parrocchia è un punto
d’incontro molto importante. Un via e vai continuo di uomini, bambini e donne dai vestiti colorati, sono passati o per un semplice saluto o per portarci qualche banana o qualche bibita, cosa che per noi potrebbe sembrare un gesto molto semplice, ma che ricevuti dalle loro mani, assumono un grandissimo valore.

Questo viaggio, in conclusione, è stato per me come riaprire gli occhi alla luce di un nuovo giorno, dopo tanto tempo di oscurità. Sono riuscito finalmente a vivere con i miei sensi quest’Africa tanto raccontata, tanto sfruttata e stereotipata. Ho trovato tanta vita, tanta gioia, tanta quotidianità, ma purtroppo anche tante, forse troppe, ingiustizie. È un mondo che non si spegne mai e che ci piaccia o no continua frenetico a compiere il suo corso. Ringrazio i padri della Consolata che ci hanno accolto e permesso di vivere così a pieno questa esperienza, in modo
particolare il nostro Padre Matteo Pettinari che ci ha guidato alla scoperta del nord della Costa d’Avorio.

Gioele

 

Potrei definire questa esperienza con mille bellissime parole, ma poche racchiuderebbero la varietà di ciò che abbiamo vissuto, pertanto la descriverò come una “continua scoperta”. Non sapevo cosa avrei trovato a più di 4000 km di distanza da casa, non avevo certezze né aspettative, ma solo desideri e buone intenzioni: vivere pienamente ogni momento. Con questa speranza nel cuore siamo atterrati ad Abidjan, e la missione non ha esitato a darci il benvenuto. Ancora prima di lasciarci l’aeroporto alle spalle abbiamo fatto nostra la prima regola “siate pronti all’imprevisto”. Era solo l’inizio, perché nei 30 giorni successivi, passati in terra ivoriana, il bagaglio di partenza si
è arricchito di un tesoro di cui ora, più che mai, riscopro il valore. Ho scoperto lingue e tradizioni nuove, toccato mani indurite dal faticoso lavoro, visto volti di bambini e anziani con la luce negli occhi. Ho conosciuto persone fantastiche. Ho scoperto la bellezza dell’accoglienza e di chiedersi “Come va?”.

Ho sperimentato la soddisfazione di aver creato qualcosa di bello per loro, partendo da semplici mattonelle colorate, qualcosa che possa renderli orgogliosi della loro chiesa. Ho provato ammirazione vedendo come diverse religioni
riescono a convivere e integrarsi. Ho riscoperto il valore del Natale e l’importanza di fermarsi a riflettere sul tempo passato per affrontare al meglio l’anno che verrà. Ho scoperto che è bello partire alla ricerca di un nuovo mondo, vedere da un’altra prospettiva la quotidianità che hai lasciato e ritornare per continuare a vivere “nuovamente”.

Martina

Da “La Voce Misena” del 18 Gennaio 2018.

Sulle Strade del Mondo 2017 – Video

Domenica 8 ottobre, ad Ostra, Pietro, Martina, Eva, Laura, Filippo, Enea, Pietro e Roberta hanno condiviso la loro esperienza di missione in Uganda, Bolivia, Costa d’Avorio, Egitto, Perù e Tanzania.

Riviviamo le loro testimonianze nel video dell’incontro.

 

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